Pastoralismo e Santa Maria Maggiore

Pastoralismo bergamasco del XIII sec.

mostra_capra2(07.11.16) La presenza della mostra “La vacca dei poveri” (una storia sociale della capra) – inserita nel Festival edizione 2016 – a fianco della  basilica di Santa Maggiore induce a sviluppare qualche interessante  “connessione”.  La splendida basilica  risale al XII sec. fu eretta per un voto dopo una terribile carestia seguita da un’epidemia di peste nel 1133. capolavoro romanico privo di facciata ma con diverse absidi e porte che ne costituiscono gli elementi di maggior interesse. La porta dei leoni rossi (per via del colore del marmo) è sormontata da un elegante protiro del XIII secolo. Il portale, più antico, presenta l’archivolto decorato con fasce in rilievo raffiguranti scene di caccia e pastorali con numerosissime figurine di animali, di cacciatori e di pastori. Queste “storie di pietra” così come definite dagli storici erano funzionali alla natura non solo di luogo spirituale dove la costruzione e gli apparati decorativi dovevano servire da “bibbia dei poveri”  ma anche di fulcro della vita comunitaria. Nell’epoca comunale nella basilica si svolgevano le assemblee popolari e la

capre_lupo_smmcattedrale svolgeva anche il compito di rappresentare la comunità con le sue componenti, le famiglie potenti, ma anche le corporazioni. Nella decorazione delle porte della basilica, come in tanti altri esempi romanici trova espressione l’immaginario del tempo, ben oltre le rappresentazioni di ispirazione biblica. Mostri, animali esotici e chimere di ogni tipo sono oggetto della decorazione romanica. Nella basilica di Santa Maria maggiore questo “filone” è ben rappresentato nella porta dei leoni bianchi (a Sud). In quella dei leoni rossi (a Nord,

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verso la Piazza Vecchia) sono scene realistiche a prevalere: guerrieri ma, soprattutto, pastori e cacciatori. Al di là delle intenzioni simboliche  gli ignoti artisti ci hanno regalato dettagli interessanti dell’abbigliamento e delle armi e attrezzi di cacciatori e pastori. Di più l’insieme degli animali raffigurati è molto informativo.

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Prevale la presenza di ovini (dalle fattezze riconducibili all’attuale razza bergamasca – allora già formatisi – se non fosse per la presenza di cornamalghesesmmdell’ariete, pochi i bovini, non molte le capre. Un  panorama che coincide con quanto ci raccontano gli storici circa la natura dell’allevamento dell’epoca, ancora largamente basato sulla pecora da lana ma anche, in seconda battuta, da latte.   I bovini oltre che pochi sono anche rappresentati da buoi, ovvero da animali da lavoro a sottolineare che la transumanza dei bergamì era di là da venire e che in pianura il latte era prevalentemente prodotto dalle greggi ovicaprine che scendevano e risalivano dalle valli.  Belle anche le scene di caccia con cinghiali, cervi e uccelli.

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