TRADIZIONI

Rituali alpini (attualmente praticati)

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Sono descritti i rituali che, con i loro partecipanti, sono presenti al Festival. Essi non sono inquadrati in “gruppi organizzati” in quanto il rituale per continuare ad essere tale (e non trasformarsi in un evento folkloristico ad uso turistico) deve mantenere una forma non “istituzionale”. Alcuni rituali non sono mai stati interrotti, altri sono stati ripristinati in anni recenti  (vai alla pagina dei rituali).

Strumenti musicali espressione della cultura pastorali

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Gli strumenti presentati rappresentano “macchine sonore” nate – nella maggior parte dei casi – per precise funzioni legate alla pratica pastorale (richiamo degli animali, segnalazione). Tra le “macchine sonore” figurano anche gli stessi campani da pascolo che in alcune occasioni vengono utilizzati da degli “scampanatori”. Vi sono poi anche veri e propri strumenti musicali  utilizzati per millenni dai pastori durante le lunghe ore di sorveglianza dei greggi e delle mandrie e nelle occasioni rituali e di socializzazione. L’elenco andrebbe completato con la varietà di strumenti a fiato (basti pensare ai pifferi) o a strumenti a corda medievali come la rebecca che già Agostino Gallo citava nel XVI secolo quale strumento che accompagnava le danze dei malghesi. Un campo di riscoperte che si annuncia molto promettente. 

Gli strumenti pastorali

Gruppi di musicisti tradizionali

Samadur

I gruppi presentati sono quelli che partecipano al Festival. Da vere e proprie bande musicali (con una lunga storia alle spalle) a gruppi di 2-5 elementi di recente formazione. Accomunati dall’uso di strumenti della tradizione pastorale e da un repertorio tradizionale che attinge anche da altre culture musicali regionali o europee senza trascurare l’impegno ad arricchire il repertorio con la composizione  (vai alla pagina dei gruppi di musicisti tradizionali ).

Campani da pascolo come strumenti rituali

I campani da pascolo sono legati a profondi simbolismi, non è quindi sorprendente trovarli protagonisti di moltissimi riti agropastorali legati per lo più al ciclo stagionale e alla fertilità. In tempi recenti vi è stata una ripresa di questi riti, che erano scaduti a divertimenti di fanciulli. (vai alla pagina)

Il suono degli strumenti di lavoro

Battere la ségia

Oggetti del lavoro di tutti i giorni utilizzati come macchine sonore. Nella foto un esempio emblematico: batt la sègia (battere impugnando il gambo dello scagnèl di mungitura sul fondo del sidèl di legno), un segnale per richiamare i pastori per la mungitura ma anche un segnale d’allarme (vai alla pagina)

Autoproduzione di strumenti pastorali

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Usati come richiamo degli animali o per segnalazione o per scopi rituali e ludici gli strumenti pastorali possono essere riprodotti da chi desidera (pastore e no) recuperare le antiche espressioni culturali della montagna e dell’alpeggio. Sul tema abbiamo realizzato laboratori per la produzione del corno musicale, di capra e bovino (vai alla pagina)

Decorazioni dei collari di cuoio

L’arte di decorare i collari degli animali si abbina ad uno degli elementi più significativi dell’espressione della cultura pastorale: l’uso e l’esibizione dei campanacci da pascolo decorati con borchie d’ottone, pelo di tasso, intrecci di strisce cuoio. Su quest’ultimo aspetto abbiamo tenuto dei laboratori specifici (vai alla pagina)

L’abbigliamento pastorale

In occasione dell’organizzazione della Transumanza dei bergamini 2020 e 2021 abbiamo realizzato, su base storica, Ol capèl di bergamì, copricapo che affonda le sue origini sin dai primi secoli (XIV-XV) dell’uso del cappello (prima di utilizzava il cappuccio. La ricca documentazione circa l’uso di un cappello nero a larga falda di colore nero (o marrone) risale al XVIII secolo. Il cappello è, per ora, l’unico artico che mettiamo in vendita per i nostri soci, ma abbiamo realizzato, grazie alla collaborazione di Alberto Bonetti di Sovere, il sarto dei pastori (linea Ol fedèr), anche camicie, pantaloni, giacche, gilet. (vai alla pagina)

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