Un curioso conflitto tra usi ricreativi e pascolo delle mura (1805)

 

La nostra Transumanza delle mura che ripetiamo da ormai quattro anni non riflette solo i grandi passaggi di greggi del passato ma si collega anche alla presenza ben attuale delle greggi in autunno e primavera in diverse parti della città. Come abbiamo spiegato già in altre occasioni la Transumanza delle mura non è un’invenzione folkloristica ma sottolinea il forte legame tra Bergamo, la sua economia, e il pastoralismo.

Salnitreria

La sanitreria, ovvero Tezzone delle pecore. Ha funzionato sino al 1827. Si trovava in piazza dei Baroni (attuale piazza della Libertà). La mappa è quella del Manzini del 1816

Non solo lana e lanificio ma anche altre produzioni rendevano l’economia della pecora, un’elemento strategico. In particolare mura, polveriere, cannoniere sono legate alle pecore in modo molto diretto attraverso la polvere da sparo.  Il pascolo delle mura era legato alla necessità di alimentare il Tezzone, una struttura che ha funzionato sino agli anni venti dell’Ottocento e che sorgeva sull’area dell’attuale piazza Libertà (sul Tezzone vedasi in questi stessi approfondimenti  il post su I tezzoni del salnitro da: Le polveriere venete a cura di Pino Capellini, Lions Club Bergamo Host, bergamo 1987

Dal tempo di realizzazione delle mura alla fine del Cinquecento, agli inizi dell’Ottocento la polvere da sparo era ricavata estraendo i nitrati dallo sterco delle pecore. Necessitava quindi accumularlo e regolarne la produzione in modo che le polveriere non ne rimanessero prive. Uno squarcio su questa realtà lo aprono alcuni documenti del fondo “Dipartimento del Serio” dell’Archivio di stato di Bergamo. Si tratta delle difficoltà frapposte da alcuni cittadini all’esercizio del pascolo nella zona delle mura che va da Porta Sant’Agostino (dove il nostro Festival del pastoralismo realizza ogni anno mostre ed eventi) e la Porta San Giacomo.

In un esposto del 1805, i pastori Cristoforo Colombo e Andrea Cappelli, pastori “incardinati” al tezzone accusavano tale Marioni, mercante in borgo Pignolo,  di minacciare e insultare i loro garzoni, tanto che essi si rifiutavano di far uscire le pecore se non “scortati”. Il Marioni rivendicava il possesso di un “pezzo di Fossa sopra Materdomini”.  I pastori, facendo osservare che in Bergamo i pascoli erano scarsi e che le pecore erano indispensabili all’interesse nazionale in quanto garantivano la “fertilità del tezzone”, una condizione per la “raccolta del nitro”, chiedevano che le “truppe” delle pecore fossero scortate da gendarmi o soldati. In caso contrario i pastori annunciavano l’abbandono del tezzone per impossibilità di reperire i custodi che temevano per la loro stessa vita. Viene da chiedersi perché le pecore potevano (dovevano) pascolare solo intorno alle mura. La risposta è semplice. L’edificato era una frazione infinitesima dell’attuale in comune di Bergamo, ma quello che non era edificato era intensamente coltivato in epoche di trasporti costosi e con difficoltà di mantenimento dei “freschi” (mon esisteva la “catena del freddo). Perciò le città erano intensamente coltivate e le loro zone sub-urbane altrettanto. Qui si concentrava un’agricoltura intensiva (di manodopera): orticoltura e coltivazioni specializzate. Ma le esigenze militari non potevano ammettere altra coltivazione se non il pascolo sulle distese ai piedi dei bastioni dove le cannoniere dovevano poter tenere sotto tiro e colpire gli assalitori.  Due piccioni con una fava: i cannoni potevano spazzare liberamente il terreno e questo li riforniva di polvere da sparo (con la mediazione delle utili bestie lanute).

Mura_1816

Ancora dalla mappa Manzini 1816. Nonostante la presenza di qualche costruzione (la funzione militare delle mura era già superata dalla nuove tecniche belliche) si osservano ancora ampi spazi di pascolo.

I pastori si appellavano all’ente al quale pagavano l’affitto: la regolatoria dipartimentale di finanza. Quest’ultima, di fronte ad un’ulteriore “grana”, si rivolgeva al prefetto per chiederne l’intervento. Nel nostro caso il prefetto deve intervenire perché il gioco della palla e delle bocce provocando il calpestamento dell’erba dei pascoli delle mura. Lasciando le pecore a bocca asciutta. Viene da ridere ma senza l’erba delle mura non si sarebbe prodotto il prezioso sterco e quindi la “nitro” indispensabile per un genere che, in quegli anni di apocalittiche battaglie a colpi di artiglieria, si consumava in “quantità industriale”.  Viene da ridere, se non che – in quelle battaglie ingaggiate a ripetizione proprio in quegli anni disgraziati – maciullati dalle artiglierie  morivano come mosche decine di migliaia di uomini.

Di seguito il documento integrale

Bergamo 3 aprile 1805

La regolatoria dipartimentale di Finanza del Serio 

Al signor prefetto dipartimentale del Serio

Bergamo

Un’altra rimostranza mi fanno li pastori Colombo, e Cappelli, affittuari dei Pascoli dietro la mura sul danno che vengono di soffrire per l’impedimento, che vi frappone al loro godimento dietro Sant’Agostino sino a Porta San Giacomo  il concorso di molte persone per il gioco della palla, e delle boccie,  che calpestando l’erba, ed impedendo l’accesso delle pecore a Porta ai medesimi un pregiudizio tanto più grave in questi ultimi 15 giorni del loro affitto in quanto, che sono lì Pascoli stessi in questa stagione più ubertosi, aggiungendo gli stessi pastori, che sia stata inutile ogni loro preghiera di desistenza.

tanto contribuendo a prEgiudicare la proprietà di tali pascoli, ed a provocare difficoltà per la fecondità del pizzone, il di cui prodotto forma in oggi una delle cure tanto interessanti del governo, non posso dispensarli, signor prefetto, di farmi carico presso la vostra autorità della querela de’ ripetuti pastori, per quelle disposizioni che crederere necessarie all’intento, che li medesimi possano senza impedimento, ed ostacolo alcuno godere sino al tempo convenuto del 15 andante  del frutto dei Pascoli loro affittati.

Ho l’onore di confermarvi la mia stima,  e considerazione

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