Michele Corti. L’ALIMENTAZIONE CONTADINA ALPINA. PRODUZIONE E CONSUMO ALIMENTARE NELLA MONTAGNA ALPINA LOMBARDA. Edizioni Festivalpastoralismo, 2026
Ecco finalmente materializzato il nuovo libro. La fatica è valsa la pena. Di cosa parla: della produzione, trasformazione, approvvigionamento e consumo del cibo tra l’inizio dell’Ottocento e la fine della civiltà contadina (simbolicamente 1960) nella montagna alpina lombarda (non era diversa nel resto delle Alpi). Unico nel suo genere tratta sia del significato attuale dello studio delle pratiche tradizionali che, in dettaglio di coltivazioni e allevamenti, dal campo, dal pascolo alla tavola, passando attraverso le faticose operazioni di coltivazione, allevamento, trasformazione, conservazione. Il testo è accompagnato da un ricco materiale iconografico, da un’estesa bibliografia, da indici dei luoghi e dei prodotti/preparazioni alimentari.
Sono quasi 400 pagine di testo. 16 pagine di foto di attrezzi del Museo Bergomi di Montichiari, 48 pagine di foto storiche e autoriali sul tema (foto di Magnolini, Vistali, Della Vite, Mazzoni). Bianco e nero. Carta da 100 g. Copertina gommata con ali. Legato a filo refe. Formato 19 x 26 . Il tutto a soli 20 € perché non c’è scopo di lucro ma di promozione della cultura rurale.
Sono queste pagine una minuziosa analisi di ogni componente dell’alimentazione alpina e della sua storia, ma lo scopo dichiarato dell’approfondito lavoro di Michele Corti non è solo quello di ravvivare la memoria sulle tradizioni della civiltà contadina ma di “contribuire alla ri-nascita di filiere locali”, spaziando dalle risorse animali e a quelle vegetali […] Michele Corti, certo, non chiude un argomento vastissimo ma ci aiuta a porre lo sguardo sulla complessità di una vicenda umana a cui troppo spesso poniamo poca attenzione, fatta di identità e conservazione ma anche di molte contaminazioni e da una continua dinamica.
Dario Benetti
Direttore dei “Quaderni Valtellinesi”
“Cucina italiana” patrimonio culturale dell’umanità: riconoscimento sancito dall’Unesco il 10 dicembre 2025. Un premio alla grande diversità bioculturale dell’Italia, alla base della sua cultura alimentare. Quella che è stata riconosciuta
dall’Unesco non è, però, la “gastronomia”, è un rapporto collettivo con il cibo che si è costruito a partire dalla “civiltà contadina”. Quello di cui tratta questo volume.
Consapevoli della difficoltà di realizzare una ricostruzione sistematica del modello alimentare di un’area ampia come la montagna alpina lombarda, abbiamo circoscritto l’ambito temporale al periodo tra l’inizio dell’Ottocento e gli anni
Sessanta del Novecento […] L’altra scelta che abbiamo adottato è stata quella di non trattare il fatto alimentare (preparazione e consumo dei cibi) separatamente dalla dimensione della produzione agricola e della trasformazione dei prodotti. La trattazione parte dal campo, dalla stalla, dal pascolo, non dal prodotto ed è organizzata […] sulla base delle singole specie di piante coltivate e di animali allevati […] Si è inteso raccordare quei piani (il campo e il consumo) che la storiografia continua spesso a mantenere separati ma che, nella dimensione della vita contadina, rappresentavano un fatto unico; non c’erano separazioni nette tra produzione e consumo.
Dall’introduzione
