LANA

Anna Carissoni ha discusso con i titolari del lanificio Ariete di Gandino le prospettive della lana. Legate alle sue caratteristiche naturali che ne fanno il materiale ideale per gli accessori da letto

Gandino: la rivincita della lana

Silvano_Pasini Silvano Pasini durante la dimostrazione di tosatura ad Astino il 24.10.14  (foto M.Corti)

di Anna Carissoni

Dopo decenni di sistematica svalutazione, la lana potrebbe tornare a giocare un ruolo importante sia nella nostra vita che nella nostra economia, considerato il fatto che si tratta di un prodotto davvero naturale suscettibile di mille usi in funzione della salvaguardia della nostra salute

Ne sono convinti i titolari della ditta “Ariete” di Gandino, forse l’unica rimasta in Italia ad effettuare il lavaggio della lana sucida – in 8 ore di lavoro gli impianti ne possono trattare fino a 8.000 chilogrammi – che arriva qui da ogni parte d’Italia e anche dall’estero. Silvano, Claudio e Susanna Pasini, padre e figli, portano avanti, innovandola costantemente, la secolare tradizione dell’industria laniera della Valgandino: Silvano è nipote di quel Rino Pasini, detto anche “il sarto dei pastori”, scomparso negli anni ’80, che trasformava la lana bergamasca nel grosso “pannolano” con cui confezionava i gabà (mantelli) che poi spediva non solo in Abruzzo, in Sicilia e in Sardegna, ma anche verso il Nord, in Trentino, in Tirolo, in Svizzera…

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Foto Giuseppe Foppa da: “La pecora Bergamasca”, M. Corti e L. Foppa.

 

“Noi adesso non facciamo più gabà per i pastori, ma siamo sempre in contatto con questa particolare categoria di produttori perché ritiriamo quasi tutta la loro lana ( i Pasini hanno una loro rete di raccolta, i loro camion corrono un po’ ovunque a raccogliere la lana, bisogna far presto perché se è bagnata, e spesso lo è, la lana nel giro di 24 ore fermenta ed ingiallisce, rovinandosi), nei nostri impianti trattiamo il 90% di tutta la lana prodotta nell’Italia del Nord e gran parte di quella prodotta nell’Italia Centrale e Meridionale, oltre ai grandi quantitativi che ci giungono dall’Inghilterra e dalla Nuova Zelanda “- dice Silvano Pasini.

“Certo la nostra lana non è competitiva rispetto alle lane estere- aggiunge Claudio – perché è meno fine, ma un suo utilizzo è sempre possibile, noi per esempio ne facciamo un prodotto nuovo per l’edilizia, il Polarwool, totalmente naturale e compatibile con l’ambiente, per l’isolamento termico ed acustico degli edifici: oltre al risparmio energetico, sfruttando sia l’igroscopicità della lana (cioè la capacità di assorbire e rilasciare l’umidità presente nell’aria) che la sua grande traspirabilità, permette un elevato comfort termo-igrometrico sia in estate che in inverno. Il resto della lana che lavoriamo serve per fare materassi, moquette e tappeti”.

Una produzione che ha assicurato nel 2010 alla ditta Ariete da parte di Confindustria il primo premio Odysseus per l’Innovazione tecnologica ambiente/energia , uno dei riconoscimenti che hanno premiato anche la caparbietà con cui i Pasini hanno resistito alla crisi ed alla tentazione di chiudere la ditta, come hanno invece fatto altre manifatture presenti nel fondovalle industriale della Valgandino, le cui strutture abbandonate, vuote e silenziose, danno a chi passa una stretta al cuore.

“Dal 2000 al 2008, gli anni peggiori, da una trentina di dipendenti siamo scesi a 12, abbiamo perso molti soldi e abbiamo pensato seriamente di chiudere tutto. Poi però il bilancio dell’anno scorso si è chiuso in pareggio e questo ci ha ridato un po’ di fiducia, anche se rimane grave il problema di tanti nostri vecchi clienti che hanno chiuso e di quelli che non pagano”.

Ma il problema più grave rimane la svalutazione della lana in Italia:

“ Alla recente Fiera di Francoforte abbiamo constatato che, pe rl’Europa e non solo, il futuro è nella lana, prodotto ideale sia per vestire che per dormire in buona salute e all’estero questo l’hanno capito…. Anche il Principe di Galles, con cui siamo in contatto, ha lanciato in tutta Europa una campagna a favore della lana cui parteciperemo anche noi. Per anni si è fatto credere alla gente che la lana ospita gli acari responsabili delle allergie, ma gli acari si nutrono delle cellule morte della pelle che perdiamo per il rinnovamento naturale, non la lana, e comunque gli acari ci sono anche nelle altre fibre.Senza contare che alcuni materiali creano nel letto un micro-clima sbagliato, non per nulla non possono essere esposti al sole! Insomma è un problema di cultura, la gente in realtà, soprattutto i giovani, ignora i pregi salutari della lana. Molti materassi vengono infatti venduti come “totalmente naturali” mentre non lo sono affatto e per la sicurezza dei compratori dovrebbero essere etichettati, come si fa per tutti gli altri prodotti tessili, con l’indicazione delle percentuali di ciascun materiale contenuto, cosa che le nostre leggi non prevedono….”.

Anche a proposito di allergie, secondo i Pasini vigono molti malintesi:

“Se le reali cause delle malattie allergiche – di cui soffrono 18 milioni di Italiani – sono ancora perlopiù sconosciute, si può dire però che queste malattie sono scatenate da fattori genetici ed ambientali. Nel secondo caso, esistono alcuni fattori ambientali che possono influire sulla probabilità che una persona diventi allergica: sono infatti più colpiti da allergie coloro che vivono in case umide, nei bambini che nei primi mesi di vita dormono su materassi e cuscini di fibre non naturali, e nei soggetti che abitano in case pulite frequentemente con spray detergenti. E’ stato dimostrato scientificamente che il bambino sano che nei primi mesi di vita dorme con materassi, cuscini, coperte e lenzuola confezionati con materiale naturale al 100% ha un rischio 5 volte minore di sviluppare asma e malattie allergiche nei primi sette anni di vita. Comunque nessun materiale è completamente privo di allergeni, esattamente il contrario di quello che si è pensato per anni….

Perciò sarebbe molto salutare mettere suolette di lana anche dentro le scarpe tipo ginnastica che vanno tanto di moda, usare “piumini” di lana più o meno leggeri a seconda delle stagioni,  usare materassi di lana o ricoperti di lana… ….Insomma, anche al di là di tutte le ricerche scientifiche di oggi, ci sarà pure un motivo se le pecore possono vivere sia alle bassissime temperature del Nepal che in quelle caldissime dei deserti australiani, se i nostri vecchi chiedevano ai pastori una pelle di pecora da mettere nel letto dei malati per evitare loro le piaghe da decubito….”.

pecoreGregge di pecore Bergamasche il alpeggio (foto M.Corti)

Silvano Pasini ha scritto anche al Ministero della Salute, chiedendo una campagna di informazione, magari tramite un programma tv, che spieghi al pubblico i pregi della lana. “Ciò potrebbe rilanciare il consumo di lana e ne farebbe aumentare il prezzo, aiutando così anche tutti gli allevatori italiani”.

I pastori, appunto, che in Italia allevano circa 12 milioni di pecore e che, se e quando trovano un compratore, gli vendono la lana a 20/30 centesimi al chilo. Ma tosare una pecora costa 2 euro, perciò spesso, visto che non tosare le bestie non si può perché va a scapito della loro salute, i pastori la lana la bruciano, oppure la sotterrano o l’abbandonano lungo i fiumi: “Noi i pastori li conosciamo bene, sappiamo che già lavorano tra mille disagi e abbiamo pensato di dar loro una mano: abbiamo raddoppiato il prezzo della lana che ci vendono, ora gliela paghiamo 50 centesimi al chilo, ma per pareggiare le spese di tosatura ci sarebbe bisogno di un ulteriore aiuto – quantizzato in circa 50 centesimi per ogni capo tosato – che potrebbe venire da qualche ente pubblico o da qualche istituzione”. I Pasini si sono perciò rivolti al Ministero dell’Agricoltura, alla Camera di Commercio, alla Regione ed alla Provincia, ricevendone però risposte negative. L’unico interlocutore attento che hanno trovato è stata la Coldiretti di Bergamo, che li ha rimandati alla sua sezione di Clusone in considerazione dell’importanza della pastorizia in Alta Valle Seriana.

“Certo non sarebbe la soluzione di tutti i problemi dei pastori – conclude –servirebbero anche altri incentivi – come per es. in Veneto, dove i pastori possono affittare i pascoli con un contributo della CEE o come la Camera di Commercio di Biella che sostiene considerevolmente i pastori del territorio – ma questo potrebbe essere un primo passo positivo. Fermo restando che l’azione più urgente da svolgere sarebbe comunque una campagna informativa a favore della lana per cambiare la cultura in merito che si è diffusa in questi ultimi decenni”.

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